Iveco S-Way, anteprima su strada del top di gamma Iveco

Iveco s-way

Clac. Forse non è solo un’impressione la diversa voce rispetto allo Stralis della porta che si chiude. La più semplice ma sempre valida prova è la conferma che l’Iveco S-Way (nome in codice: Iveco AS 440 S57) è davvero un veicolo tutto nuovo. E al diavolo la supposta somiglianza al concorrente svedese sponda Södertalje. No, come dimostra l’evoluzione dello stile dei pesanti Iveco da un quarto di secolo a questa parte, l’S-Way non si ispira ad altro che a se stesso. E lo fa combinando eleganza ed efficienza. Vero è che il guscio della cabina non cambia rispetto al predecessore, ma le novità ci sono, eccome. Evidenti e sostanziali.

Iveco S-Way, tetto sporgente parabrezza incollato

Esternamente, ad esempio, motivo a ‘V’ della calandra a parte, spiccano il tetto più sporgente, i cantonali irrobustiti (in ottemperanza alla direttiva Ece 29.03) che si raccordano in modo più armonico con le linee laterali convogliando al meglio il flusso dell’aria. E poi gli spoiler laterali più profondi, l’assenza dei deflettori, il parabrezza non più applicato con guarnizione bensì incollato, il tettuccio vetrato che funge adesso anche da uscita di emergenza, la presenza di bandelle gommate a sigillare la combinazione trattore-semirimorchio a beneficio di una migliore resa aerodinamica. Non per niente, infatti, il Cx è più favorevole del 12 per cento rispetto allo Stralis, contribuendo in tal modo a un risparmio dei consumi del 4 per cento. Non poca cosa.

Dentro non cambia l’impostazione, ma alzando il posizionamento della cabina sul telaio si è dimezzata l’altezza del tunnel. Ed è migliorata la fruibilità degli spazi ottenuta anche sagomando il vano centrale sopra il parabrezza. Il risultato? Notevole: un metro cubo di spazio in più.

La meccanica

Squadra che vince…non si cambia. Infatti il nuovo pesante conferma la driveline del modello precedente. La nuova generazione dell’ammiraglia Iveco conferma la catena cinematica dello Stralis. Quindi, nessuna novità per le potenze, tutte Euro 6d, con due livelli per il Cursor 13 (oltre al 570 cv della nostra prova, c’è il 510),  e tre declinati sul Cursor 11 (420, 460, 480 cv), cui si affianca il 460 cavalli  alimentato a Lng (metano liquefatto). Il cambio è l’Hi-Tronix, i ponti posteriori sono quelli ottimizzati già introdotti sullo Stralis nell’estate  del 2016. Anche sotto l’abito, tuttavia, qualcosa è cambiato. L’assale anteriore, ad esempio.

L’Iveco S-Way adotta infatti nuovi mozzi, dischi e pinze freno, un pacchetto che porta in dote una sensibile riduzione degli spazi di frenata: meno 15 per cento. Anche in questo caso, come già per l’efficienza aerodinamica, si tratta di un balzo in avanti notevole rispetto al ‘vecchio’ Stralis. Nell’utilizzo quotidiano del long distance Iveco, tutto questo si combina e si traduce in un più elevato livello di sicurezza e in una soglia di comfort ancora migliorata, probabilmente mai raggiunta dal modello precedente.Naturalmente, l’S-Way non dimentica la connettività. Al contrario, ne fa un fiore all’occhiello. E al tempo stesso uno strumento irrinunciabile per migliorare efficienza e rendimento del veicolo.

Iveco s way

Manutenzione predittiva

Tutto muove dalla Connectivity box, la cui adozione rappresenta di fatto la via più diretta per esplorare le frontiere della manutenzione predittiva (sfruttando ad esempio i circa 300 sensori che controllano in tempo reale le funzioni vitali del camion, segnalando eventuali anomalie) e della gestione della flotta, fino a spingersi a quel traguardo  ormai prossimo che è la guida autonoma. Iveco offre la possibilità di integrare ed estendere  il pacchetto base (già completo di una versione evoluta del sistema di valutazione di guida Dse, anche in chiave di sicurezza). Potremmo quasi dire a piacimento, personalizzandolo in funzione delle esigenze.

2020-02-07T12:29:32+01:007 Febbraio 2020|Categorie: PROVE|Tag: , , |

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