Global mobility call: sostenibilità è andare oltre le barriere
La Global mobility call di Madrid, giunta alla seconda edizione, ambisce a guardare oltre l’orizzonte iberico, con l’idea che tutti gli attori dell’ecosistema debbano avere un luogo dove incontrarsi ogni anno. Tante, e di livello, le conferenze. Ancora striminzita l’area espositiva, con l’Italia nel ruolo di Paese partner quest’anno. Leggi il report completo di Fabrizio Dalle Nogare su Vado e Torno di novembre (o scaricalo qui)

Approcciarsi al grande tema della mobilità sostenibile deve contemplare un cambio netto di mentalità. Il messaggio, forse, principale che portiamo a casa dopo aver partecipato alla seconda edizione della Global mobility call di Madrid è tanto immateriale, quanto di prospettiva.
Quella spagnola, nata su iniziativa di Smobhub, aggregatore di imprese, e attori della mobilità di domani, e con la fattiva collaborazione di Ifema Madrid, è infatti un tentativo di «riunire sotto lo stesso tetto tutti gli stakeholder e gli attori principali dell’ecosistema della mobilità sostenibile», come ci ha raccontato Juan José Lillo, co-fondatore di Smobhub, ideatore della manifestazione e curatore, insieme all’immancabile comitato scientifico, dei suoi contenuti.
Sì, perché la mostra-convegno è ancora più un convegno che una mostra, visto che occupa a stento un padiglione della grande e attrezzata fiera di Madrid. Al netto della partecipazione di alcuni attori della filiera della mobilità più vicini al mondo del trasporto merci (ne parliamo nel box), il fulcro della tre giorni madrilena sono le numerose tra conferenze e speech personali organizzate nei tanti spazi messi a disposizione dagli organizzatori della Global mobility call.
Con la presenza della politica nazionale spagnola (il ministerio de Transportes, Movilidad y Agenda urbana è il primo sponsor del Gmc) e delle istituzioni locali sempre abbastanza evidente. Così, l’arrivo della ministra ad interim Raquel Sanchez Jiménez per l’inaugurazione ufficiale della fiera non è passato per nulla inosservato, a maggior ragione perché ha coinciso con il sospirato accordo trovato per la formazione del nuovo governo spagnolo.
Coincidenza fortunata, per gli organizzatori, che si erano visti costretti a rimandare all’ultimo le date dell’edizione 2023 per le note vicissitudini della politica locale.
Tuttavia, chi dovesse pensare a una manifestazione locale si sbaglia. Pur essendo incentrata sul mercato spagnolo, Global mobility call sta evidentemente provando a internazionalizzarsi, e con qualche apprezzabile risultato.
Coinvolti speaker di fama mondiale
Vedi la partecipazione diretta di un’azienda di primo piano come Karsan (autobus), la sfilza di speaker internazionali che si sono alternati sui palchi del padiglione 14 della fiera madrilena e alcuni interventi di ampio respiro: dell’esploratore Bertrand Piccard, di Jeremy Rifkin che riflette sulla transizione energetica e l’appello dell’ambientalista Peggy Liu, la ‘dea green della Cina’ a guardare con interesse e non con ostilità all’esperienza delle città cinesi sul cambio di paradigma nella mobilità.
Ma anche l’attestato di stima per l’Italia, paese partner dell’edizione numero due con una bella collettiva organizzata dal locale Istituto per il commercio estero, ora noto con l’acronimo Ita (Italian trade agency). Dodici le aziende partecipanti, perlopiù start up nel settore della mobilità o delle nuove tecnologie come big data e intelligenza artificiale, ma anche spin-off universitari attivi nell’ambito delle batterie per veicoli elettrici, oltre a una rappresentanza della Regione Sardegna.
Se si guardano i numeri del Gmc numero due, non si fa fatica a riconoscerne la crescita: quelli ufficiali parlano di circa 500 speaker, più di cento espositori (in crescita del 76 per cento rispetto alla prima edizione) e oltre 8.000 visitatori professionali coinvolti. Di questi, il 60 per cento ha una posizione manageriale apicale in azienda, tra imprenditori, Ceo, mobility manager, amministratori locali, business development manager, fondatori di start up e così via.
Tutto bene, dunque? Non proprio. Il tentativo di mettere insieme tutto ciò che ha a che fare con la mobilità sostenibile in uno spazio condiviso, e nemmeno così grande, risulta ancora dispersivo. Ad essere penalizzato, in questo momento, sembra essere più proprio il settore del trasporto merci, forse a causa della maggiore complessità in tema di transizione energetica rispetto, per esempio, al trasporto passeggeri, o all’evoluzione delle forme di micro-mobilità, rigorosamente a emissioni zero, che stanno pervadendo le città più avanzate d’Europa (Madrid è al 15° posto tra le città più sostenibili secondo l’indice Schroders, classifica guidata da Amsterdam e in cui la prima italiana, al 22° posto, è Milano).
Ruolo primario di logistica e trasporti
«Coinvolgeremo sempre di più le grandi aziende, i grandi operatori logistici e i costruttori», ha aggiunto Juan José Lillo, convinto del ruolo primario della logistica e del trasporto merci nello scenario attuale della mobilità.
Dalla Spagna, dunque, torniamo con curiosità sull’avvenire della Global mobility call. Non è escluso che in futuro possa far parlare di sé, specialmente se riuscirà ad attirare l’attenzione dei decisori politici anche al di fuori della Spagna o del ‘mondo’ latino. Dal 19 al 21 novembre 2014 avremo le prime risposte.
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