Giovanni Lo Bianco

È del 15 giugno scorso la comunicazione che, a tre anni dall’accorpamento dei marchi Volvo e Renault nella sede di Zingonia (Bergamo) sotto la guida unica di Giovanni Lo Bianco, i due brand del Gruppo Volvo sarebbero tornati ad avere due catene di comando ben separate, ciascuna con il suo amministratore delegato, che nel caso di Renault risponderà al Responsabile Europa, Jean Claude Bailly nonché al Presidente Bruno Blin.

Ritorno al passato non solo sul mercato Italia, ma anche in Belgio, Francia, Gran Bretagna e Spagna, fortemente voluto da Martin Lundstedt, ex numero uno di Scania insediatosi alla presidenza del Gruppo a fine 2015. Nomina ricevuta dopo il brusco licenziamento di Olof Persson (addirittura sostituito ad interim da Ian Guranden, Responsabile Finanziario, con sei mesi d’anticipo) che, per quattro anni, aveva portato avanti un programma di tagli non più compatibile con le ambizioni Volvo. Tanto che Carl-Henric Svanberg, Presidente del board, aveva dichiarato: «Stiamo entrando in una nuova fase. Non si può aspirare alla leadership mondiale solamente tagliando i costi».

Strutture separate se la presenza è significativa

Ma perché proprio cinque mercati europei, Italia compresa, lasciando fuori la Germania che, da sola, pesa quasi per il 25 per cento sulle vendite nell’intera Ue? «Si è presa la decisione di separare di nuovo le due strutture in quei Paesi dove entrambi i marchi hanno una presenza significativa», spiega Giovanni Lo Bianco che, dal primo agosto, è Amministratore Delegato di Renault Trucks, mentre la carica di ad Volvo Trucks è ora di Giovanni Dattoli che ricopriva quella di General Manager dei Truck Center Volvo Italia.

Come a dire che, nel resto d’Europa, Renault ha quote marginali gestibili da una sola organizzazione. E, anche alla luce di tali considerazioni, viene da chiedersi se Lo Bianco, col nuovo assetto, abbia fatto un passo indietro. «Ho preso la guida di Renault Trucks come una sfida. Dopo tre anni come Amministratore Delegato Volvo Trucks e altri tre con la doppia carica, ora mi dedico al marchio francese del Gruppo. Ma non perché si parla la mia lingua d’origine, anche se un po’ conta», risponde. Senza dimenticare che, dal punto di vista legale, Lo Bianco resta comunque il rappresentante per l’Italia del Gruppo Volvo.

L’obiettivo è una quota tra il 10 e il 12 per cento

Anche sul piano delle performance di Renault, Lo Bianco rivendica in positivo la continuità con la sua passata gestione: «La separazione non viene certo a causa di un calo delle vendite. Anzi. Siamo partiti nel 2016 da un 5,7 per cento di share sopra le 16 ton e siamo saliti al 6,8, con la prospettiva di chiudere il 2018 molto vicini all’ 8 per cento. Sono stabili, invece, le quote dei commerciali e quelle della gamma media tra le 7,5 e le 16 ton. Non dimentichiamo, infatti, che siamo un costruttore full-range come Iveco e Mercedes (e da quest’anno Man). Risultati ottenuti certo con i nuovi modelli, ma anche grazie alla ristrutturazione della rete. Abbiamo detto basta ai venditori diretti e, in due anni, entro la fine del 2017, sono state aperte ben il 40 per cento di nuove concessionarie. Nell’elenco ci sono Roma, Verona, Piacenza, Salerno e Benevento, poi abbiamo allargato l’influenza di Venezia. Tutto in mano ai privati, con l’eccezione di Torino, filiale destinata però a restare unica».

Trend che si vuole far continuare e che diventa la parte fondante della sfida lanciata da Lo Bianco: «Il mio obiettivo è far crescere il marchio Renault Trucks fino a una quota di mercato tra il 10 e il 12 per cento. Certo non sarà facile, anche perché gli altri non stanno certo a guardare. Ma abbiamo una buona rete e le potenzialità ci sono».

Giovanni Lo Bianco

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