‘Se la Coop si colora di black’

black coop

Se si parla con insistenza di lavoratori iterinali rumeni o bulgari, che contribuiscono a fare saltare come tappi le poche aziende sane ancora esistenti, poco si dice invece delle cosiddette coop spurie, cioè false o meglio illegali, che hanno un impatto altrettanto devastante sulla regolarità del settore.

Le coop spurie nel comparto dei corrieri

Tantomeno quando le coop spurie dilagano tra i corrieri, sotto la spinta irresistibile dell’osannato e-commerce, pur se contrastate con successo dai sindacati in qualche zona del Belpaese. A conferma, non solo il recente studio realizzato da Cat (cooperativa sociale onlus) su commissione delle Cgil di Toscana e Firenze, ma anche l’emblematica operazione delle forze dell’ordine nel livornese.

Che si tratti di fenomeno attuale ce lo conferma Gabrio Guidotti della Cgil Firenze: «Il 10 maggio scorso ci sono stati diversi arresti in Toscana per riciclaggio di denaro sporco e associazione indebita, che hanno coinvolto cooperative operanti nella zona di Livorno per corrieri internazionali». E l’operazione cui fa riferimento Guidotti suggerisce il nome ‘black coop’ per quelle spurie del mondo dei corrieri.

Allucinanti le circostanze, e allo stesso tempo tipiche del funzionamento delle coop spurie: si aprono e chiudono cinque coop diverse in cinque anni di facchinaggio e spedizioni, lavorando sempre per lo stesso corriere mentre un commercialista di Torre Annunziata indica costi fittizi per 16 milioni e crediti inesistenti per 3 milioni, distraendo almeno 4,5 milioni. Ma in quali condizioni hanno lavorato i malcapitati sottoposti?

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