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L’argomento più discusso da una settimana è ‘Brexit’, il nome con il quale è identificata la scelta di lasciare l’Unione Europea fatta dai cittadini britannici nel referendum di giovedì 23 giugno. Nell’ombra, il mondo del trasporto già tempo vive contraddizioni sotto la bandiera a dodici stelle.

Anche chi fa tanto il perfettino come la Germania o chi si lamenta di presunte perdite economiche come la Gran Bretagna ha ben poco da rimproverare agli altri. Entrambi i Paesi sono infatti accusati in sede europea di avere favorito i veicoli con targa nazionale, danneggiando chi lavora con mezzi a targa straniera.

L’occasione? In entrambi i casi, l’attivazione dei pedaggi chilometrici per i veicoli circolanti sulle rispettive reti di autostrade e strade di primaria importanza. E, anche se si tratta di due partner comunitari di prima grandezza come Gran Bretagna e Germania, la messa in mora partita dai palazzi della Ue di Bruxelles prevede un’azione legale nei loro confronti.

Per quel che riguarda Berlino, la Ue già dal 15 giugno dello scorso anno aveva alzata la paletta negativa: il nuovo sistema di pedaggi per i veicoli fino a 3,5 ton, infatti, prevede per i cittadini tedeschi un’esenzione fiscale che corrisponde al centesimo all’addebito medio annuale previsto.

In più, i bollini per chi circola a titolo occasionale (tipo quelli da una settimana disponibili in Austria) hanno costi sproporzionati rispetto all’abbonamento annuale. Un problema che riguarda solo i furgoni, certo, ma il segno che Bruxelles non vuole farsi mettere in mezzo con questa nuova e contrastatissima Maut.

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