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Con un comunicato del 23 dicembre, Franco Fenoglio, Presidente della sezione Veicoli Industriali dell’UNRAE (Unione Nazionale Rappresentanti Autoveicoli Esteri), ha voluto fornire alcune importanti precisazioni in merito al dibattito che si è svolto durante la trasmissione “TG2 Punto di vista” del 10 dicembre scorso.

Nel corso del programma, il trasporto di merci e di persone è stato definito dall’ospite Roberto Della Seta “grande tallone d’Achille per l’Italia”, tra le cause del cambiamento climatico, senza però che fossero forniti dati precisi e soprattutto senza alcuna possibilità di contraddittorio con chi rappresenta quel mondo, pur così importante nel tessuto socio-economico del nostro Paese.

“Se consideriamo la circolazione delle merci, il dato che essa sia fortemente dipendente dal trasposto su gomma risponde al vero: secondo Eurostat, in Italia l’ultima quota registrata è dell’85,9 per cento. Strumentale è invece far apparire l’Italia come uno dei pochissimi Paesi in questo avviene: secondo la stessa statistica, infatti, la media dell’Europa a 28 è del 75,1 per cento, con la Spagna al 95,2 per cento, il Regno Unito all’87,8 per cento, la Francia all’80,6 per cento e la stessa Germania al 64,6 per cento.

Il fatto è che questo stato di cose dovrebbe far considerare con grande attenzione il ruolo ed il contesto in cui operano nel nostro Paese i vari attori della filiera del trasporto.

Il trasporto e la logistica italiani si confrontano ogni giorno con condizioni macroeconomiche che ne penalizzano fortemente la competitività nei confronti degli altri Paesi europei (pressione fiscale, costo del lavoro e del carburante, burocrazia). Con la crisi ed il conseguente calo dei volumi di merci, questa situazione ha portato negli anni tra il 2008 ed il 2013 alla scomparsa di 30.000 aziende, pari al -23,9 per cento del totale, alla delocalizzazione di un gran numero di quelle rimaste attive, ed infine al prepotente ingresso di operatori stranieri che, oltre alle condizioni più favorevoli che trovano nei Paesi di origine, possono trarre vantaggio dalla difficoltà di effettuare controlli efficaci lungo le strade italiane.

In questo contesto, risulta evidentemente problematico un rinnovamento del parco veicolare che consentirebbe invece di beneficiare degli ingenti investimenti che le Case costruttrici hanno effettuato in questi anni per rendere disponibili veicoli sempre più sicuri e sempre meno inquinanti.

Non è evidentemente noto ai più che gli autocarri Euro VI hanno ridotto le emissioni di particolato del 98 per cento rispetto a quanto consentito ai primi veicoli ” ecologici” Euro I . Non è noto che questo sviluppo tecnologico è stato contro ogni previsione accompagnato da una riduzione dei consumi specifici di carburante dei motori e quindi minori emissioni di anidride carbonica per tonnellata/chilometro di merce trasportata. Non è noto, e sarebbe stato certamente degno del miglior servizio pubblico evidenziarlo nello stesso contesto in cui qualcuno ha potuto puntare il dito contro l’autotrasporto sostenendo l’importanza del passaggio a fonti rinnovabili, che sono già disponibili sul mercato, per gli autocarri, motorizzazione che sfruttano carburanti alternativi quali il gas naturale e biocarburanti come il biodiesel, l’HVO, il bioetanolo o il biometano, capaci di realizzare riduzioni dell’emissioni di anidride carbonica fino al 90 per cento ed anche sistemi di propulsione ibrida.

Non è noto, infine, che considerando l’intera filiera del trasporto e quindi anche le reti di vendita e di assistenza di veicoli commerciali ed industriali, che UNRAE rappresenta in larga parte, sono stati persi dal 2008 al 2013 più di 197.000 posti di lavoro: una catastrofe di proporzioni largamente superiori alle vicissitudini di singole aziende che ben maggiore eco mediatico ed attenzione politica hanno trovato in questi ultimi anni.

Si tratta dunque di un mondo che ha sofferto ed ancora sta soffrendo molto, garantendo però al contempo un servizio indispensabile all’economia del Paese e, per quanto riguarda i costruttori, mettendo in campo ingentissimi investimenti nella direzione di una sostenibilità del trasporto che va ben oltre l’ottemperanza alle direttive obbligatorie, a tutela dell’ambiente e della sicurezza.

Per questo motivo riteniamo che il servizio pubblico dovrebbe farne ascoltare la voce. UNRAE è pronta in qualsiasi momento a portare quella dei costruttori con l’auspicio che i trasportatori, con le loro associazioni di categoria, possano fare lo stesso”.

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