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Nelle considerazioni di tutti gli osservatori, il Dieselgate che ha visto coinvolta la Volkswagen, il colosso tedesco che si contende con Toyota il titolo di primo costruttore  al mondo di auto, è stato un passo falso di cui ancora non si conoscono appieno le conseguenze. Ma tra i costruttori di camion, seppure nemmeno sfiorati dai sospetti e completamente estranei alla vicenda, c’è già chi si sta preparando a indossare l’elmetto: la vicenda, infatti, potrebbe trasformarsi in un attacco senza precedenti al motore diesel in quanto tale.

Dopo il Dieselgate, tutte le case automobilistiche si sono trovate a dover pedalare in salita sulla strada del motore a gasolio, tanto che non solo la stessa Volkswagen ha annunciato la nuova ammiraglia Phaeton tutta elettrica, ma più o meno l’intero ventaglio dei concorrenti si sta dando da fare per esaltare le proprie performance con i cosiddetti veicoli alternativi: a gas, ibridi, elettrici e a idrogeno.

Per parte loro, i costruttori di camion, pur confidando che il diesel avrà ancora lunga vita, si sono trovati ad accelerare sulla strada degli alternativi dopo anni di presenza strisciante in un segmento che fino ad oggi non ha premiato le vendite, sia per la scarsa propensione del cliente a rinunciare al comodo diesel, sia per il delta prezzo non certo trascurabile delle motorizzazioni più avanzate rispetto a quella tradizionale.

Sul tema, Vado e Torno ha intervistato i vertici dei costruttori europei di camion.

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L'intervista completa sulla rivista Vado e Torno
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