Cavalcavia e viadotti, le spiegazioni dei cedimenti nel dossier Anas

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Il Presidente di Anas Spa Gian Vittorio Armani ha presentato ai componenti della Commissione per i Lavori Pubblici del Senato un rapporto che spiega le cause dei crolli che hanno interessato cavalcavia e viadotti negli ultimi anni.

In particolare, sotto la lente i sei cedimenti più controversi e più discussi dai media. Il primo, in ordine cronologico, è quello del cavalcavia Scorciavacche sulla Strada Statale 121 Palermo-Agrigento, avvenuto a fine 2014 pochi giorni dopo la sua inaugurazione. Secondo il dossier redatto dai responsabili Anas, si trattò di “vizi in fase di costruzione: realizzazione incompleta delle opere idrauliche”. Seguono i crolli del viadotto Himera sulla A19 Palermo-Catania e del viadotto Italia sull’autostrada Salerno-Reggio Calabria, accaduti nel 2015 e imputabili rispettivamente a “dissesto idrogeologico: estesa frana di versante non gestita” e a “errore di cantiere: in fase di demolizione della struttura”.

Ad ottobre 2016 è stata la volta del tragico crollo del cavalcavia di Annone Brianza sulla Strada Statale 36, in provincia di Lecco, che provocò la morte dello sfortunato automobilista Claudio Bertini. I tecnici dell’Anas non hanno dubbi: “Ripetuti trasporti eccezionali con carichi molto superiori alla portata della struttura”.

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Un 2017 iniziato malissimo

“Errore di cantiere: in fase di sollevamento della struttura” è invece questa la spiegazione del collasso avvenuto a marzo 2017 del cavalcavia di Camerano sulla A14 tra Loreto e Ancona Sud che costò la vita a Emidio Diomede e a sua moglie Antonella Viviani.

L’ultimo episodio è quello del crollo del cavalcavia La Reale della Tangenziale di Fossano sulla Strada Statale 231 nel Cuneese. “Cedimento causato da probabili vizi in fase di costruzione”, si legge nel documento presentato in Audizione davanti alla Commissione del Senato, in cui si precisa anche che “l’opera era sottoposta a regolare attività di ispezione e sulla stessa non erano stati programmati interventi di manutenzione straordinaria in quanto non presentava evidenze di problematiche strutturali. Il crollo improvviso e repentino della campata risulta anomalo tenuto conto che al momento del cedimento non era interessata da carichi significativi”.

Conclusioni che oggettivamente lasciano più di una perplessità. E non rassicura il dato ufficiale relativo al volume di controlli eseguiti negli ultimi mesi: su oltre 11 mila ponti esistenti sull’intero territorio nazionale, quelli effettivamente ispezionati sarebbero solo poco più di 1.100. Un dieci per cento.

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maggio 24th, 2017|PRIMOPIANO|